• Pietro INGENITO

il "tummolo"

Aggiornato il: ott 17

Sarà difficile e forse impossibile capire quanto fosse la capacità produttiva di un mulino della Valle, perché non conosciamo alcuni dati relativi alla velocità delle macine e non sappiamo se lavoravano o meno senza interruzione, si può quindi fare delle ipotesi più o meno verosimili che andranno confermate solo quando sarà possibile consultare documenti in merito sempre ammesso che ci siano.



Quello che sappiamo di certo è che per un lungo periodo, fino a metà del 19' secolo non veniva utilizzato il peso in kg ma il "tummolo" che era l'unità di misura del volume (usata in agricoltura) con la quale veniva misurata la quantità dei cereali in genere. Ma non aveva ovunque sempre lo stesso valore, in quanto cambiava a secondo dell’area geografica in cui veniva utilizzato.

Purtroppo non c'è molta documentazione in merito, quindi è possibile fare solo ipotesi verosimili, di conversione tra un "tummolo" e l’equivalente peso in kg. Bisogna considerare che era una quantità in volume e quindi soggetta a valutazioni più o meno approssimative.  

Bisogna fare una premessa che può aiutare nel calcolo, ma che sarà sempre e comunque approssimativo: Nel dialetto napoletano (anche se sempre più raramente) viene ancora usata l’espressione TUMMOLO per indicare una buona quantità di materiale, questo avvalora in qualche modo l’ipotesi sotto indicata.  

Il "tummolo" era un'unità di misura dei volumi di grano o altri prodotti agricoli ottenuti dal terreno. Varie ricerche concordano che un "tummolo" era la quantità di cereali necessaria per seminare 3.000 mm² (0,3 ettari) di terreno.


Oggi una tale superficie viene seminata con circa 40 Kg, considerato che il peso specifico medio degli sfarinati è 0,81 kg/l comporta che un "tummolo" era un volume di circa 50 litri. 

Ma quello che ritengo importante mettere in risalto è la logica con cui veniva misurato il "tummolo" che si badi bene era in primis la quantità di prodotto da conservare per la semina successiva. Può sembrare un aspetto di poco conto, è invece riconoscimento alla particolare attenzione dei nostri predecessori che misuravano quanto veniva seminato per poi poterlo confrontare con il ricavato del loro lavoro alla fine del raccolto.


L'importanza di mettere da parte quello che sarebbe servito l'anno dopo, anche tenendo presente che le popolazioni del tempo non avevano certo abbondanza di cibo ma nonostante questo non consumavano quello che serviva per la semina successiva. Oggi una cosa del genere è difficile già anche solo da capire.

 

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