• Pietro INGENITO

acquedotto & torri serbatoio

Aggiornato il: 29 gen 2019

Acquedotto

Quello che ad un turista distratto può sembrare come un elemento accessorio in servizio ai Mulini è invece il principale capolavoro dell'intera Valle. L'acquedotto era l'elemento di raccordo tra i vari Mulini e per questo motivo parte integrante ed è la particolarità della Valle dei Mulini di Gragnano. L'acqua non veniva prelevata dal torrente come in altri luoghi, ma direttamente alla sorgente da dove veniva canalizzata per raggiungere in sequenza tutti i Mulini costruiti sul suo percorso con effetto domino.



Dal modo in cui fu costruito e all'ottimizzazione degli spazi, ci porta a ritenere che per tutti i Mulini della Valle si trattò di un progetto unico con cascate di acqua che macinassero in sequenza, con altezze geodetiche inframmezzate della stessa grandezza e che dessero origine a vari Mulini della stessa capacità produttiva.

Appare sempre più evidente che il progetto nacque dall'esigenza di utilizzare la Valle al massimo consentito dalle conoscenze e dalla disponibilità delle tecniche di quel periodo storico.


Avevano solo una serie di sorgenti, una valle davanti a loro e sapevano soltanto che nulla muoveva l'acqua se non la pendenza e la forza di gravità. Su questi pochi elementi che dovettero progettare gli ingegneri del tempo.


Serbatoio

Quello che a prima vista sembrava solo un serbatoio di accumulo si sta rivelando invece la parte del più tecnologica del mulino. La sua funzione era quella di tenere alta la pressione dell'acqua in uscita dall'ugello posto alla base. Per fare questo c'era l'esigenza di tenerla sempre piena durante il periodo di macinazione. E noto infatti che la pressione in uscita alla sua base era in funzione dell'altezza e dalla quantità d'acqua contenuta.



La Torre/serbatoio era un equilibratore volumetrico necessario per avere, il controllo del flusso di acqua di impatto contro le pale, vale a dire, costanza di flusso e stabilità di spinta. Dalla dimensione degli ugelli rinvenuti perfettamente integri si è calcolato che erogavano circa 0,16 mc al secondo e che a tale velocità i 60 mc che conteneva mediamente una Torre si sarebbe svuotata in circa 7 minuti. Un tempo troppo breve per eseguire un ciclo di macina e certamente non poteva essere adatto ad una produzione continua. Pertanto il tutto si risolveva in uno scostamento di livello, fra portata immessa e portata di uscita, entro il quale si rendeva possibile l'equilibrio di spinta necessaria. Diciamo, una certa modulazione ammissibile nei tempi e nei modi a quei tempi. E non era cosa da poco. Se così non fosse stato, oltre a ridursi progressivamente la velocità della ruota di macina, fino a fermarsi, ci sarebbero stati tempi morti necessari a riempire le Torri e questo avrebbe portato via tempo alle attività lavorative.

Il principio di funzionamento era valido perché l'uscita dell'acqua da un Mulino, come nuova posizione, poteva sfruttare un successivo salto geodetico per quello successivo e via di seguito per tutti gli altri a posti più a Valle. La somma dell'energia potenziale dei vari salti geodetici, era l'energia totale disponibile, in successione e in aliquota che si otteneva sempre con lo stesso quantitativo di acqua per tutti i Mulini.

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