• Pietro INGENITO

Acquedotto e canali:

Aggiornato il: mar 11

Trattandosi di un sistema integrato che utilizzava lo stesso canale per tutti i mulini, bisognava evitare che una occlusione o anche una perdita di acqua in un determinato punto del percorso, potesse provocare l'interruzione del lavoro a tutti i mulini che si trovavano più a valle.


Tenere sempre pulito l'acquedotto era quindi un lavoro da fare continuamente perché da questo dipendeva il buon funzionamento di tutti i mulini.

I primi 12 mulini a partire dalla sorgente sono quelli che trovandosi nella parte iniziale e più stretta del percorso erano a ridosso delle pareti della Valle dove è molto frequente la caduta di rami, foglie, pietre e terriccio che se non prontamente rimossi avrebbe ostacolato il passaggio dell’acqua tra i mulini.



Dalla testimonianza dell'ultimo mugnaio di Gragnano che per un breve periodo ha lavorato (subito dopo la seconda guerra mondiale) in uno di questi mulini, sappiamo che nei canali si faceva uso di reti a maglia larga posizionate sul percorso e anche all'uscita dell'acqua nella carceraria per evitare che pietre di una certa grandezza rotolando nei canali e trasportate dalla corrente potessero arrivare nelle Torri da dove espulse insieme all'acqua ad alta pressione avrebbero fatti danni enormi alle pale della ruota in legno.


Oggi lo chiameremmo pronto intervento e per questo motivo erano molto diffuse e importanti le scale di servizio che tutti i mulini avevano per raggiungere il canale superiore che era a pelo libero e completamente percorribile.

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