• Pietro INGENITO

Funzionamento dei mulini

Aggiornato il: mar 27

Il Mulino era solo l’involucro di una macchina idraulica, costruito con i materiali dell’epoca e la sua forma non era una scelta estetica ma un’esigenza tecnica che ne determinò forme e dimensioni strettamente necessarie al funzionamento. I Mulini erano macchine meravigliose che nei secoli bui del medioevo hanno rappresentato un elemento di innovazione tecnologica, rispetto ai primitivi metodi di macinazione. Erano impianti semplici ma perfetti, risultato di un lungo processo di perfezionamento. Sostituivano il lavoro animale e aiutavano l’uomo nell'eseguire lavori pesanti e ripetitivi. 


I Mulini furono costruiti sul percorso dell'acquedotto e utilizzavano tutti lo stesso sistema di macina ad asse verticale (su ruota orizzontale).

Dal punto di vista tecnico, un Mulino era composto da tre elementi principali:


  1. Dalla Torre che era un pozzo fuori terra, tenuto sempre piena d'acqua;

  2. Dal sotterraneo denominato “carcerario” dove al suo interno si trovava la turbina idraulica orizzontale o a “retricine”, il cui movimento era alimentato dalla forza di impatto dell’acqua in uscita dall'ugello posto alla base del serbatoio.

  3. Dal locale della molitura, al piano terra dove era posizionata pietra “mollaria”.


Le prime Torri erano enormi serbatoi tenuti sempre pieni d’acqua (mediamente 80 m³ ottanta tonnellate), in cui la quantità di acqua in uscita alla base del mulino, veniva compensata con quella in arrivo alla sommità della torre, in questo modo il serbatoio era sempre pieno e di conseguenza la pressione in uscita sempre costante, in modo da far girare la macina senza interruzione o rallentamenti.


Ogni mulino ha due Torri di cui una a forma cilindrica più piccola ed un'altra più grande a forma trapezoidale. In realtà le Torri all'interno sono tutte cilindriche, l’aspetto trapezoidale è dovuto ai contrafforti esterni alle torri che furono realizzati per contenere la pressione dell'acqua sempre maggiore verso il fondo del serbatoio sulle pareti interne. Questo vale per i serbatoi più antichi in quanto costruiti con materiale incoerente, avevano poca resistenza. Mentre per le dimensioni delle torri più piccole costruite successivamente in tufo e per il fatto che contenessero minori quantità di acqua, non fu necessario costruire particolari rinforzi.


All'interno le Torri hanno una leggerissima inclinazione a forma di cono e alla base il diametro si riduce fino al tratto finale che va dal serbatoio alla carceraria con una riduzione progressiva della sezione di uscita. Questa forma era stata studiata per aumentare la pressione in uscita dall'ugello contro le alette della ruota.



SCHEMA FUNZIONAMENTO DEL MULINO

La carceraria è il locale laterale alla base della Torre in cui era posta la ruota dell'acqua che in pratica era il motore di azionamento della macina posizionata nel mulino al livello superiore. Le dimensioni di circa 2 mt di diametro erano quelle strettamente necessarie al suo funzionamento. Un locale angusto, con un soffitto basso e ovviamente molto umido per l'enorme quantità di acqua che ci passava. Per queste caratteristiche era chiamata "carceraria" e certamente non era un lusinghiero riferimento alle condizioni di vita dei detenuti di quel periodo.


Ruota orizzontale:

Il movimento della ruota era dovuto alla forza di impatto dell'acqua in uscita alla base del serbatoio contro le alette.Dal centro della ruota un palo (asse verticale) era utilizzato per trasferire il moto rotatorio alla macina del piano superiore.



All'interno del locale Molitura:

Ambientazione ricreata all'interno del Mulino Porta Castello.


La Tramoggia: era una cassetta di legno a forma tronco di piramide rovesciata, in cui si versava il cereale che, attraverso un foro andava alla macina. Questa forma permetteva con l’ampia apertura superiore un facile carico e con la lieve inclinazione delle pareti una lenta discesa dei semi verso la bocca inferiore di scarico. 


Macine:

Le macine mediamente 1,20 mt di diametro erano realizzate in pietra dura e omogenea perché durante il funzionamento non perdessero pulviscolo che si mischiasse con la farina. Si trattava di due ruote sovrapposte in posizione orizzontale di cui solo la superiore in movimento. Il peso della macina superiore di circa 1,5 q.li, e il movimento rotatorio schiacciava il grano tenero che tramite scanalature cadeva in un setaccio (crivo) dove era separata dalla crusca per poi essere messa nei sacchi. In questo la buona qualità del prodotto era garantita mantenendo inalterate tutte le proprietà organolettiche, grazie alla bassa velocità del movimento delle macine. 


Macina superiore originale conservata a Gragnano, presso il Pastificio Gentile nella Valle dei Mulini.





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