• Pietro INGENITO

La seconda vita della Valle

Aggiornato il: mar 31


Da sempre i mulini della Valle erano i principali fornitori dei forni di Napoli e man mano che la città ad inizio del '700, si avviava ad essere la più popolosa, importante ed economicamente attiva città d'Italia (grande 4 volte Roma 2 volte Milano e la seconda città d'Europa dopo Parigi), di conseguenza aumentava anche la richiesta di maggiore prodotto per rispondere alle crescenti richieste dei forni della panificazione.


Per farlo bisognava macinare di più, ma c'era però il problema che il sistema idraulico della Valle, realizzato nell'ottica di ottimizzare gli spazi e fortemente vincolato dalla pendenza non consentiva di aggiungerne (inframmezzare) altri mulini sul percorso dell’acquedotto.


L'unica soluzione possibile fu quella di ampliare i mulini aggiungendo una seconda macina ai mulini già esistenti, furono eseguiti lavori strutturali ampliando gli spazi affiancando una nuova costruzione alla struttura già esistente. Per questi ampliamenti furono usate pietre di tufo, in quanto dalla metà del 17° secolo in poi questo materiale aveva sostituito quasi ovunque la pietra calcarea nelle costruzioni edili. In questo modo in tutti i Mulini furono aggiunta un'altra ruota dell’acqua e un’altra macina.


Scegliendo questa soluzione restava inalterata la posizione del mulino in modo che l'acqua continuasse a scendere nell'acquedotto come era stato per i secoli precedenti. Ma aggiungere un’altra macina comportò anche raddoppiare la portata d’acqua del canale e per questo tutto il percorso del acquedotto a partire dalla sorgente fu ampliato e rinforzato nella struttura.  

La foto di sinistra è il mulino la Forma e si vede bene la parte aggiunta in pietre di tufo, mentre nell'altra foto è un tratto iniziale dell'acquedotto tra il Mulino la Forma e il Mulino Scola dove si vedono molto bene due canali affiancati di cui, uno quello più vecchio (freccia verde) è abbandonato mentre l'altro più recente (freccia rossa) è di portata maggiore.

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