• Pietro INGENITO

.. acqua, forza di gravità e ingegno umano

A chi ci fa osservare che in Italia ed in altre parti dell'Europa durante il medioevo furono costruite opere ben più grandi della Valle dei Mulini di Gragnano, bisogna ricordare che quasi sempre si trattò quasi sempre della realizzazione di cinte murarie a carattere difensivo e che certamente per estensione erano di dimensioni maggiori, ma in quel caso si trattò di costruire un muro, possente quanto si vuole, ma pur sempre di un banale muro.

Cosa ben diversa nella nostra Valle dei Mulini, dove l'opera fu molto più complessa dovendo tener presente la pendenza del territorio che era l'elemento principale per il funzionamento dell'intero sistema.


Un tratto relativamente breve fu utilizzato al massimo delle sue possibilità, costruendo i mulini in funzione della pendenza e non dove era comodo farli, non troppo in basso, per evitare eventuali allagamenti ma non troppo in alto dovendo entrare nel calcolo della pendenza dal mulino precedente e di quello successivo. Fu uno studio accurato se si pensa a quali strumenti potessero usare in quel tempo.


Non si trattò dunque di realizzare un muro adattandolo alla morfologia del territorio come nel caso delle cinte murarie e nemmeno di trasportare l"acqua su grandi distanze come per gli acquedotti romani. Nella Valle si realizzò un'opera di ingegneria idraulica di cui il mulino era una parte fondamentale.

Un'opera che se non è stata unica al mondo, c'è mancato poco.



0 visualizzazioni